Brutta cosa che la gente cominci a trovarti molto giovane. Quando avevo vent’anni, nessuno sembrava accorgersi della mia gioventù, e solo intorno ai cinquanta gli amici presero a decantare la freschezza e la vitalità del mio aspetto. Naturalmente, la maggior parte lo faceva senza la minima ombra di convinzione, ma altri insistevano così tanto che sembrava non potessero ritenermi giovane se non in buona fede. Ma, se mi giudicavano giovane a cinquant’anni, con i miei acciacchi e con le mie rughe, come diavolo avevano pensato di trovarmi? Come una mummia? Senza un dente in bocca e senza un capello in testa? Prostrato in letto, giorno e notte, e nutrito col biberon, come sembra lo fosse negli ultimi giorni il novantenne Rockefeller?
- Ti troviamo molto giovane – mi dicevano.
- No – rispondevo io –, non mi trovate né molto giovane né molto vecchio. Mi trovate, più o meno, come si sta in genere alla mia età, che non è, certamente, quella di un ragazzo del liceo, ma nemmeno quella di Matusalemme. Voi sapete quando sono nato?
Generalmente non lo sapeva nessuno.
- E, se non sapete quando sono nato - insistevo allora -, come potete dire che mi conservi giovane o che, per contro, sia invecchiato male? Se vi sembro molto giovane, è perché mi considerate molto vecchio, e se a prima vista mi considerate molto vecchio, è perché non vi sembro affatto giovane.
—Julio Camba, Gli anni non passano

