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R I C E R C A R E

Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

—L’anno nuovo - Gianni Rodari (via blondeinside) (via knowledgeecosystem)

elvira:

baby let’s make promises
That we can keep
And call it a new year’s resolution

wolfandfox:

Otis Redding & Carla Thomas - “New Year’s Resolution”
Henri Matisse, Fenêtre à Tanger

Henri Matisse, Fenêtre à Tanger

Il sogno

Per nessun altro, amore, avrei spezzato
questo beato sogno.
Buon tema alla ragione,
troppo forte per la fantasia.
Fosti saggia a destarmi. E tuttavia
tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
Tu così vera che pensarti basta
per fare veri i sogni e le favole storia.
Entra fra queste braccia. Se ti parve
meglio per me non sognar tutto il sogno,
ora viviamo il resto.

—Cristina Campo

Being John Malkovich - Puppet Love (via Vchan)

Nell’amicizia di cui parlo, esse si mescolano e si confondono l’una con l’altra con un connubio così totale da cancellare e non ritrovar più la connessura che le ha unite. Se mi si chiede di dire perché l’amavo, sento che questo non si può esprimere se non rispondendo: ‘Perché era lui; perché ero io’. C’è, al di là di tutto il mio discorso, e di tutto ciò che posso dirne in particolare, non so qual forza inesplicabile e fatale, mediatrice di questa unione. Ci cercavamo prima di esserci visti e per quel che sentivamo dire l’uno dell’altro, il che produceva sulla nostra sensibilità un effetto maggiore di quel che produca secondo ragione quello che si sente dire, credo per qualche volontà celeste: ci abbracciavamo attraverso i nostri nomi. E al nostro primo incontro, che avvenne per caso, in occasione di una grande festa e riunione cittadina, ci trovammo tanto uniti, conosciuti e legati l’uno all’altro, che da allora niente fu a noi tanto vicino quanto l’uno all’altro.

—Michel de Montaigne, Saggi

Non ci è dato scegliere, decidere, disporre secondo volontà o desiderio, perché il gioco - questo azzardo - non è qualcosa che comincia in un certo momento, quando crediamo di decidere che esso cominci, ma qualcosa da cui già siamo presi: siamo già nel gioco, insiste Pascal, mentre di solito pensiamo che una volta siamo dentro il gioco e una volta ne siamo fuori, e crediamo che nel gioco si possa entrare, così come crediamo che dal gioco, quando lo vogliamo, si possa uscire. Se stiamo facendo un viaggio per mare, non possiamo a un certo momento scendere dalla nave, ma in realtà non possiamo neppure decidere di salire sulla nave e di iniziare il viaggio perché siamo già sempre in viaggio: siamo imbarcati.

Pier Aldo Rovatti, La scommessa

Writing gives you the illusion of control, and then you realize it’s just an illusion, that people are going to bring their own stuff into it.

—David Sedaris (via willmccloud) (via whatson) (via elvira)

Easter Parade è un libro necessario. Ci dice che la nostra vita è segnata dalla dipendenza. Ci basta un frammento di felicità (la sfilata di Pasqua del titolo), per viverne l’astinenza, nella speranza che il miracolo di nuovo accada. Ci dice che la nostra vita è segnata da un’insanabile coacervo di gioia e dolore. E si dà una sola alternativa: sposare entrambi, o fuggire entrambi. Ci insegna infine a guardare in faccia alle cose. A riconoscere l’autentico che accade. A non farci fregare dall’ottimismo cieco, dalle felicità sbandierate, dal brillante successo. La vita è questa. Non se ne danno altre.

Richard Yates ancora una volta rifiuta la cecità, si vieta trucchi da quattro soldi, come avrebbe detto Raymond Carver. E ci consegna una sfida: penetrare oltre le apparenze. Non trovare alibi, non accontentarci, e trovare la nostra autentica strada.

Dalla recensione di Simone Cerlini a Easter Parade di Richard Yates (ed. minimum fax)

[Scritti Inediti]

Ambrogio Lorenzetti, Allegoria del Buon Governo (particolare)

Ambrogio Lorenzetti, Allegoria del Buon Governo (particolare)

2008 METAVERSE TOUR - THE SOCIAL VIRTUAL WORLD’S A STAGE (via hayesg01)

Questo video è per Mae, Joannes, Eliver, Junikiro, Liu, Ginevra, Asian, Rosa, Deneb, Neve, Ulver, Criscia, Susy, Night, Gianky, Roberta, Sunrise, Titty, Zer e tutte le belle persone che ho conosciuto in Second Life.

Da trenta o quarant`anni, non viviamo più nel presente. Pareva inutile fare le cose che servono al presente: leggere libri, studiare, saper scrivere in italiano, francese ed inglese, cercar di osservare e capire ciò che accade fuori di noi (e dentro di noi), vedere il mondo com`è e non secondo le nostre immaginazioni ed illusioni. Avevamo solo il desiderio di inghiottire, degustare, divorare ciò che ancora non esisteva. […]
Senza precisione ed esattezza, non si costruisce niente: nemmeno i sogni, che obbediscono ad una logica più rigida della nostra. La scomparsa del principio di realtà ha fatto declinare l`intelligenza, abolendo le qualità costruttive della nostra mente. Ha moltiplicato una cosa sola: il numero degli sciocchi e dei megalomani.

—Pietro Citati “L’ossessione del progresso e la moltiplicazione degli sciocchi” (via gba)

io non so voi ma io quest’anno il natale me lo sarei davvero evitato. ecco, così.
e non è questione di tende pesanti, è questione dei conti da fare, ma non quelli con l’euro. quelli che ti vengono in mente la notte, oppure di giorno, mentre attraversi svogliata una piazza.
io quest’anno sta treggiorni di noia e raccapriccio, me la sarei evitata. davvero.

potremmo istituire un natale bisestile: un anno sì, tre anni no.
e magari fare come le targhe alterne: un anno io, un anno te. l’anno dopo la lattaia, quello dopo ancora sua sorella. e poi a giro. ecco.
insomma alleggerirla sta festa, che tanto. ecco, appunto, che tanto.

auro - anche quest’anno - Flickr
(via maisuccesso)

The Piano (via Arnogogo)

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