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R I C E R C A R E

Se dico che la cultura pop è veramente superiore, è anche perché - a differenza di quelle ideologie e religioni che si vogliono superiori - la sua superiorità non vuole affatto limitare la libertà di nessuno e non si pone affatto su un fastidioso piedistallo morale. La cultura pop ti prende per forza vitale, non per imperativo morale. Per eccitazione, non per evangelizzazione. Gran bella differenza, anzi decisiva.

Franco Bolelli, Cartesio non balla

Definitiva superiorità della cultura pop (quella più avanzata)

La verità è che l’unico modo per conoscere un uomo è divorziare da lui.

—Zsa Zsa Gábor

Dr. Strangelove (via endiminion)

Sciopero virtuale: il lavoratore va a lavorare, ma non ritira la busta paga e magari aggiunge “tiè”.

—Enrico Vaime, Omnibus

Infatti mi è evidente, quando li guardo, come la ricerca di un pubblico in via d’estinzione porti i telegiornali verso contenuti a metà tra lo strano-ma-vero e l’allarmismo genere terrorizziamo-le-vecchiette: il target immaginato è poco istruito, poco informato, acritico e inerme di fronte a quello che gli viene raccontato.

Alla larga | Wittgenstein (via webgol)

Se per sistema infatti si intende la riduzione della realtà a principio (…) questo libro è indubbiamente sistematico, per la semplice ragione che sistematica è ogni forma di conoscenza, e chiunque voglia conoscere fa del sistema, anche se gli accada, come al borghese gentiluomo con la prosa, di non saperlo.

—Salvatore Satta, Diritto processuale civile

Soy, en el buen sentido de la palabra, bueno.

—Antonio Machado

Professor Alberoni, chi glielo ha detto che l’esperienza digitale non sia ormai l’esperienza, senza aggettivi, della vita umana? Perché - Alberoni con le buone e il governo con leggi di censura - vogliamo tutti alterare le condizioni della realtà così come esse sono venute costruendosi? Solo perché non sono identiche alle nostre? Perché i giornali sono realtà e un sito internet è illusione?

Repubblica.it - Blog - Scene Digitali » Blog Archive » Professore, la smette di predicare e si chieda cos’è la realtà (via apogeonline)

Actual exchange as recorded by a court reporter...

ATTORNEY: Doctor, before you performed the autopsy, did you check for a pulse?
WITNESS: No.
ATTORNEY: Did you check for blood pressure?
WITNESS: No.
ATTORNEY: Did you check for breathing?
WITNESS: No.
ATTORNEY: So, then it is possible that the patient was alive when you began the autopsy?
WITNESS: No.
ATTORNEY: How can you be so sure, Doctor?
WITNESS: Because his brain was sitting on my desk in a jar.
ATTORNEY: I see, but could the patient have still been alive, nevertheless?
WITNESS: Yes, it is possible that he could have been alive and practicing law.

Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta. I momenti che si oppongono alla realizzazione di entrambi i due stati-limite sono della stessa natura: conseguono dalla nostra condizione umana, che è nemica di ogni infinito. Vi si oppone la nostra sempre insufficiente conoscenza del futuro; e questo si chiama, in un caso, speranza, e nell’altro, incertezza del domani. Vi si oppone la sicurezza della morte, che impone un limite a ogni gioia, ma anche a ogni dolore. Vi si oppongono le inevitabili cure materiali, che, come inquinano ogni felicità duratura, così distolgono assiduamente la nostra attenzione dalla sventura che ci sovrasta, e ne rendono frammentaria, e perciò sostenibile, la consapevolezza.

—Primo Levi, Se questo è un uomo

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