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R I C E R C A R E

Recuerde el alma dormida,
avive el seso y despierte
contemplando
cómo se pasa la vida
cómo se viene la muerte,
tan callando;
cuán presto se va el placer,
cómo, después de acordado,
da dolor;
cómo, a nuestro parecer,
cualquiera tiempo pasado
fue mejor.

—Jorge Manrique

For love ev’ry creature
is form’d by his nature.
No joys are above
The pleasures of love.

—John Dryden, King Arthur

gianky:
“Drink me”

gianky:

“Drink me”

Ci sono molti epiteti per persone del genere. Nazisti della grammatica, Maniaci dell’uso, Snob della sintassi, il Battaglione della grammatica, la Polizia linguistica. Il termine con cui sono stato cresciuto io è Snob. La parola è forse leggermente autorionica, ma gli altri termini sono disfemismi belli e buoni. Una definizione ampia di Snob potrebbe essere una persona che sa cosa significa disfemismo e cui non dispiace farvelo capire.
Faccio presente che noi Snob siamo pressoché l’ultimo tipo rimasto di sfigato monomaniaco veramente elitario. (…) In un modo che fa sentire alcuni a disagio, l’atteggiamento degli Snob verso l’uso contemporaneo della lingua ricorda quello dei conservatori religiosi/politici verso la cultura contemporanea. Combiniamo un fervore da missionari e una fede quasi neurale nell’importanza delle nostre convinzioni con una disperazione allarmista da bisbetici per il modo in cui l’inglese viene sistematicamente martoriato da adulti in teoria colti. Noi siamo i Pochi, i Fieri, i Più o meno sempre disgustati da tutti gli altri. 

—DFW citato da Wittgenstein (via phonkmeister) (via mumblemumblr) (via strepitupido)

Uscire dallo spazio che su di noi hanno incurvato secoli e secoli è l’atto più bello che si possa compiere. Quasi nemmeno ci rendiamo conto delle nostre tacite obbedienze e automatiche sottomissioni, ma ce le possono scoprire, dandoci un orrore salutare, i momenti di spassionata osservazione, quando scatta il dono di chiaroveggenza e libertà e per l’istante si è padroni, il destino sta svelato allo sguardo.
Per mantenersi in questo stato occorre non avere interessi da difendere, paure da sedare, bisogni da soddisfare; si raccolgono i dati, si dispongono nell’ordine opportuno e, al di là dei recinti dove si sta rinchiusi, si spalanca l’immensa distesa del possibile.

—Elémire Zolla, Uscite dal mondo

Inondami di felicità…Solo con te sono stata completamente felice.

—Virginia Woolf a Vita Sackville-West

Se tu poi pensi di frequentare lo scrittorame, come mi sembra che tu già faccia, è vero?…che tu frequenti il bel mondo degli scrittori della capitale? che tu l’hai già visitato quello scrittore?… come si chiama? della capitale…, quello scrittore un po’ tracagnotto, che gli piacciono le donne, dice lui…come si chiama? dai! è famoso; è un po’ tarchiato avrà novant’anni, con la faccia stanca, da vecchio, ne dimostra anche cento. Io per i nomi…, ma come si chiama? Lo mettono ormai dappertutto, nelle guide turistiche: questa è la casa dove è nato, scrivono, qui viene a mangiare, con quell’altra, come si chiama? quella scrittrice, che poi è la sua concubina, quella tremenda; che se l’intervistano dice: io e lui… c’è un sodalizio…, la scrittura…io e lui ci leggiamo tutto…, le sue mani…che chissà che cos’hanno! Tra l’altro ce le ha corte, grossolane. E lei dice… le sue mani… che battono a macchina e poi mi sfiorano…Ma se battono a macchina, cosa vuoi che ti sfiorino! E poi quello deve essere un coglione! solo per quella faccia che ha, sempre impegnata, sempre in servizio. Due sopracciglia, tutte farragginose… C’è sempre sui giornali di moda, perché lui è Lo Scrittore, e allora quando hanno bisogno di uno scrittore tirano fuori lui, che ha tutta già l’impostazione. Avrà scritto cinquanta libri, tutti al passato remoto: Andai a casa, accesi la pipa…, cinquanta libri, tutti così: Suonarono alla porta. Andai ad aprire. La gente li compra e non li legge; perché cosa vuoi che ci sia da leggere? Quando uno ha letto una riga, tutto il resto è uguale: La presi per mano. Tacque. Io pure tacqui, e via di seguito. Si fa un libro al giorno così. Altro che cinquanta.

—Ermanno Cavazzoni, Gli scrittori inutili

Natasha, to love is to suffer.
To avoid suffering, one must not love.
But then one suffers from not loving.
Therefore, to love is to suffer.
Not to love is to suffer.
To suffer is to suffer.
To be happy is to love.
To be happy, then, is to suffer,
but suffering makes one unhappy.
Therefore, to be unhappy one must love,
or love to suffer,
or suffer from too much happiness…
I hope you’re getting this down.

—Woody Allen, Love and Death

All that the hand says when you touch.

—James Joyce, Ulysses

- Credimi, è meglio per tutti e due.
- Lo so.
- Lasciamoci…
- … senza acredine.
- Sì.
- Ti voglio bene.
- Non insistere.
- Te lo prometto.
- Siamo stati molto bravi.
- Adesso la parte più difficile.
- …
- Lo sai…
- Beh, io pensavo di lasciarti Facebook.
- Beh, grazie.
- Blocco tutti te e tutti gli amici in comune.
- Per i primi tempi è meglio, sì.
- Oppure posso evitare di bloccarti, lasciarti visibilità solo degli status, e di poco altro. Le foto…
- Le foto meglio di no.
- Concordo. Gli amici in comune però li blocco, non voglio avere notizie.
- Lo farò anche io.
- Friendfeed lo chiudo.
- No! Non te ne privare, no!
- Posso operare un blocco selettivo anche qui.
- E se ci incontriamo per caso in qualche thread?
- Io non rispondo a te e tu non rispondi a me, ma tutti rispondiamo agli altri.
- Se lo ritengo opportuno penso che ti risponderò
- All’inizio sarà meglio evitare, potremmo fraintenderci. Se succedesse, non potremmo chiarirci.
- Allora facciamo che Friendfeed te lo lascio.
- Ma perché?!
- Ho paura che Friendfeed senza di te non avrà più senso.
- Ridicolo.
- Friendfeed è condivisione. Con chi condivido?
- Sarebbe stato meglio litigare. Lo avresti usato sempre per me, ma per vendicarti.
- Cosa me ne frega di far sapere a che ora mangio o se mi sono tagliato le unghie.
- Apri un nuovo account da single. Apri un nuovo te single. Oppure sclera. Oppure evitami. Oppure parla di gnocca a tutto spiano.
- Quando il dilemma riguardava solo le chat era facile, ci si bloccava e via. Ora ti posso bloccare ma tu ricompari quando parli con gli altri, e io ti leggo, ti leggo parlare, ti leggo vivere.
- Io vivo. Io ci sono.
- Lo so.
- Siamo stati molto bravi
- Dipendesse solo da noi, sapremmo come evitarci.

C’eravamo tanto chattati | Pezzi d’ufficio

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